COMMEMORAZIONE 29 AGOSTO 1944

La generosa rivolta libertaria dei primi partigiani ossolani fu soffocata nel sangue: Filippo Grolli venne fucilato e assieme a lui anche Angelo Zaretti e Giulio Albertazzi, tutti di Vogogna, mentre sotto le mura di Domodossola, alla fine dell'aprile 1798, furono fucilati altri 64 volontari per la libertà dell'Ossola; anche in Val Vigezzo fu sparso sangue libertario e purtroppo non fu mai innalzato il monumento a quei Martiri per la Libertà d'Italia, come era negli intenti della Municipalità repubblicana di Domodossola nel ventoso 1799, che fu la vera, prima e unica repubblica degli Ossolani!

Il Presidente fu Giovanni Antonio Ruga, uno dei più illustri ossolani del tempo, già ambasciatore del duca di Modena a Madrid e reggente della signoria di Varese per conto di Francesco III di Modena. Al presidente Ruga la costruzione del monumento non riuscì poichè era considerato " un grande lombardo" e venne accusato dagli austro-piemontesi di essere il capo dei rivoluzionari ossolani; fu quindi perseguitato e incarcerato. Accanto a lui nel Consiglio della Municipalità sedette Gennaro Bianchi, canonico e dottore nonchè amico di Alessandro Volta (la mente che mise fine all' era delle candele ed il nome che fu accoppiato a quello di Edison per divenire Edison-Volta, la società che ha impiantato tutte le dighe e i gruppi idroelettici sul asta idrografica del fiume Toce; da li in avanti le candele furono usate solo per dire messa oppure per onorare le grazie ricevute). Fu quella che fece i moti rivoluzionari del 1798 la parte migliore di quella generazione ossolana, alla quale fu negato il monumento e a cui fu offerto il totale oblio degli pseudo-storici ossolani (e anche degli attuali sindaci ossolani, a quanto pare..)

Siamo così giunti alla 2^ repubblica del Ossola, quella costituitasi nel settembre-ottobre 1944, e questa volta il sangue versato non è stato soltanto ossolano: in grandissima parte fu dei soldati e dei giovani di leva militare abbandonati al loro destino dalla fuga del re savoiardo e dalla cricca del gen.Badoglio, che preferirono salire sulle montagne ossolane a subire la fame, il freddo e i rastrellamenti pur di non aderire alla RSI di Salò.

Parlare della 2^ repubblica del Ossola, nel 1944, vuol dire parlare di una cosa sola! vuol dire parlare soprattutto di quello che è successo nel nostro comune dal settembre 1943 alla fine del maggio 1945, quando dopo la sfilata di Milano i partigiani furono smobilitati dalle interforze alleate e fù così che personaggi discutibili finirono onorevoli della repubblica italiana, ben protetti nel MSI, nato nel gennaio 1946; una sorta di premio per aver ammazzato civili e partigiani italiani, mentre i prefetti, i giudici dei tribunali fascisti, gli organi di polizia e dei servizi segreti, furono travasati al interno della repubblica, nata si dalla resistenza ma controllata da quelli che erano stati i servizi di Salò. Ecco da dove parte la storia che non passa, ecco dov'è il marcio d'Italia, che si chiama strage della banca dell'agricoltura a Milano, di piazza della loggia a Brescia, del treno Italicus, della stazione di Bologna, del caso Mattei, della P2 con la commistione del vice-C alberto della Valtoce con il repubblichino Licio Gelli e soprattutto l'omicidio a Ostia di P.Paolo.Pasolini, che era riuscito a far cantare il terrorista nero Ventura in carcere e che stava sputtanando tutta la loggia P2 del venerabile repubblichino, con il libro che stava scrivendo.

E cosa c'entra tutto questo con l'eccidio che commemoriamo oggi, perchè quel martedì del mese di agosto 1944, e perchè Premosello? E non Ornavasso o Pieve Vergonte o magari Vogogna, Piedimulera o Villadossola oppure Mergozzo?

Perchè qui, a Premosello, la formazione partigiana del Valdossola aveva il totale controllo della statale 33 del Sempione, aveva il totale controllo della tratta ferroviaria Milano- Domodossola (che attraversava il Toce in località Bettola) e quindi con pochi uomini aveva sotto controllo tutte le vie di comunicazione; con altrettanto poco esplosivo paralizzava il transito dei treni carichi dei furti fatti dai soldati del Reich nelle campagne italiane o nelle industrie delle grandi città, tutta l'Italia del Nord infatti era stata trasformata in un enorme campo di lavoro per sostentare la guerra del II° Reich. Gli artificieri del Valdossola sistematicamente facevano saltare i soliti due tralicci, il numero 66 oppure il numero 99, dell'alta tensione che portava l'energia elettrica dalle centrali della V.Formazza alle industrie della pianura padana; il 66 era verso Vogogna, il 99 verso la Bettola.

Partirono da Premosello le armi usate nell' insurrezione operaia di Villadossola nel novembre 1943, la prima con protagonisti gli operai, come diceva Antonio Ruscelli quando parlava quì, durante la nostra commemorazione; la prima insurrezione operaia dall'instaurazione del fascismo in Italia, avvenuta con la marcia su Roma con complice il re savoiardo, che diede ordine ai carabinieri reali di " lasciare fare" in virtù dello statuto albertino che assegnava al regnante poteri totali. Il re poteva infatti affidare l'incarico di primo ministro anche al suo cavallo, come aveva già fatto nella Roma imperiale Nerone.

Dalla primavera 1944 la d.Valdossola aveva il controllo totale del nostro territorio comunale, l'appoggio incondizionato della popolazione (tranne i soliti tre o quattro noti), aveva le armi e i danari di due avio-lanci alleati in Valgrande del periodo aprile-maggio; venne così deciso dal prefetto fascista Vezzalini che andava incrementato il numero delle spie stanziate in paese, oltre a quelle presenti come ferrovieri alla stazione, infiltrandone altre nelle varie locande e albeghi del paese; un finto frate fu inviato nella canonica di D. Giovanni Del Boca che subito capì e invitò l'infame a cambiare aria se non desiderava uscire dal paese benedetto sì, ma in orizzontale. Persino fascisti vestiti da partigiani vennero fatti circolare in camion nella vallata, a compiere razzie per esasperare la popolazione, ma tutto questo non bastò ad arginare il dilagante movimento resistenziale né il montante vento del nord che sarebbe un giorno arrivato fino a Milano. Il prefetto fascista decise allora di estirpare il legame popolazione-partigiani con una sonora lezione al paese: il povero Alfredo Pozzi fu ucciso per primo, qualcuno aveva visto la figlia dare un bicchiere di vino ad un motociclista tedesco, fermatosi per il caldo a rinfrescarsi alla fontana davanti alla trattoria, era il portaordini diretto al comando tedesco di Domodossola che fu catturato da tre partigiani del Valdossola in perlustrazione. Poi fu la volta della gerente dell' albergo Proman, Emma Nini Primatesta, sventrata sull'uscio perchè i soliti noti avevano informato i fascisti che il figlio era ten. nei partigiani; quindi è stata la volta di Canna Guiseppina Borgonovo, deceduta per le ustioni riportate dopo lo scoppio di una bomba messa nella sua casa, attigua agli uffici comunali, che portano ancora oggi i segni delle pallottole perforanti sulla porta di ingresso .

Poi il partigiano di Bologna Omar Galletti, classe 1923, universitario di sentinella davanti al comune, che colpito al tallone e impossibilitato a correre si fermò a coprire la fuga del compagno, il ponte in ferro sul Riale porta ancora i segni delle pallottole perforanti; Omar fece in tempo a togliere di mezzo 5 fascisti prima di essere ucciso con una vampata del lanciafiamme dei tedeschi. Infine Borretti Bartolomeo, che essendo sordo non aveva sentito l'intimazione di scendere dall' albero e fu ucciso così, come un animale.

Oggi siamo perferfettamente in grado di fare i nomi e anche i cognomi delle spie, ma preferiamo chiamarli con il loro vero nome che inizia con la lettera F, come feccia! le iniziali del cognome, ancora F come fascista! Feccia! Fascista! È feccia perchè è fascista!

Verso le 10.00 di mattina la popolazione venne concentrata nel allora p.Rossi per permettere la distruzione di tutto il paese ma, per fortuna di Premosello, ad un certo punto il lanciafiamme si bloccò; gli ostaggi uomini furono posti davanti al muro di casa F.Rossi per la fucilazione; le donne, i ragazzi e le ragazze, al di là dello stradone oggi v.Sempione. L'MG tedesco era posizionato davanti agli uomini e quando questi decisero di gridare 'W l'Italia' prima di cadere colpiti, arrivò un portaordini tedesco con l'ordine di portare via gli uomini negli autocarri. Arrivati a Gravellona Toce i premosellesi furono assaliti dalla popolazione locale che al grido 'traditori della patria', voleva linciarli; dopo una finta esecuzione, con lo scavo della fossa in prossimità di Feriolo, furono portati a Stresa e tramite le autorià religiose (tra cui il Collorese d.Erminio Ragozza che era parroco a Magugnino) un pò alla volta partendo dai più anziani vennero rilasciati.

La risposta armata partigiana a questo eccidio fù durissima e senza alcuna pietà: venne effettuata l'8-9-1944 con la battaglia di Piedimulera (Valtoce e Valdossola) e del P.Masone (solo Valdossola);
Il presidio fascista di Piedimulera che aveva cercato scampo verso la Masone per risalire a Pallanzeno fu annientato; qualche giorno dopo i 12 prigionieri rimasti in vita furono legati in fila indiana e falciati dalla mitragliatrice sulla strada che porta alla M.Rossa. Questa dura lezione data ai fascisti, più che ai tedeschi, spianò la strada alla liberazione della città di Domodossola; le trattative della resa nazifascista furono fatte presso il p.della Mizzoccola da Superti per il Valdossola e da Di Dio per la Valtoce, e venne reso noto ai giornali di tutto il mondo il fatto che il giorno 10-9-1944 Domodossola era diventata l' unica città del nord italia liberata dal nazifascismo.


L'ultimo rastrellamento nel nostro territorio, con tentativi di ritorsione sui civili per il sostegno alla Resistenza, avvenne il 14-4-1945; questa volta l'obiettivo era Colloro, dove era operativo il 2° batt. "Luigi Campegi" comandato dal ten Nord ( Gigi Bau) ,della brigata Valgrande Martire, comandata dal C.Mario Muneghina della D. Alpina Ossola M.Flaim. All'alba furono predisposti dei mortai nella campagna di Premosello, finito il bombardamento i fascisti salirono sulle due mulattiere per Colloro mentre i tedeschi, che erano saliti da Genestredo di Vogogna verso Capraga per prendere i partigiani alle spalle scendendo a Colloro, rimasero con un palmo di naso; la manovra era stata sventata dalla staffetta Puliani Maria "iucci", che prima dell'alba aveva avvisato i partigiani salendo la mulattiera a perdifiato. I partigiani si posizionarono al A.Cola con l'arma pesante eriditata dal Valdossola dopo la battaglia della Bettola di Nibbio del 13.10.1944. e occultata in Premosello prima di salire verso Devero durante la caduta della 2^ repubblica dell'Ossola.


Tutto si risolse con un nulla di fatto, i comandanti nazifscisti dovettero lasciare liberi gli abitanti di Colloro, ammassati nella piazza di S.Gottardo e in quella antistante al Circolo Operaio, perchè nessun segno era stato trovato sulla presenza dei partigiani; 9 giorni dopo, bestemmiando e imprecando, laciarono di notte l'abitato di Premosello e 4 giorni dopo un mandriano penzolava a p.Loreto. Era ritornato nella città da cui era partito, gongolante, per essere ricevuto dal Re il 23-10-1922, il giorno dopo che la sua mandria di bufali aveva sollevato polvere da Milano a Roma; quel penzolamento non è stato un errore, come ha detto quando era tale un atteggiante leader politico di sinistra, è stata invece la giusta risposta al bombardamento tedesco sui civili di Guernika, la risposta per i civili ammazzati a Durango dalla Regia Aeronutica, la risposta per i civili ammazzati a Barcelona, un grido di dolore per tutta la carne umana bruciata nei campi di sterminio! " Noooo Pasaran".


Valerio Rossi, presidente ANPI di Premosello-Chiovenda