CIRCOLO DI COLLORO, QUALCUNO CI RICASCA

Premessa:

Diceva un ex Presidente del Consiglio, Giovanni Giolitti, che: «...le leggi si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici».


Perché questo riferimento? Semplice. 

Non vorremmo che il modus operandi dell'Amministrazione comunale, seppur inconsciamente, fosse ispirato a questo aforisma; il motivo è che non avremmo voluto tornare a parlare delle conseguenze dell'incendio del Circolo Acli di Colloro, ma, ahinoi, essendo di nuovo coinvolto l'operato dell'Amministrazione comunale, non se ne può fare a meno.

Ancora una volta, ci soffermiamo sulle conseguenze del trasferimento temporaneo dell'attività istituzionale svolta dal Circolo all'interno dello stabile comunale sede dell'ex asilo di Colloro, dal 21 novembre 2015 al 17 marzo 2016.

Ora, come quasi tutti sanno, un circolo privato, come è quello di Colloro, seppur dedito alla somministrazione di alimenti e bevande ai soli soci, avrebbe dovuto, nella circostanza specifica, presentare agli uffici comunali una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) e, allegata a questa, una Notifica Sanitaria (ex autorizzazione sanitaria). Poche settimane fa, a seguito di richiesta di accesso agli atti comunali, con stupore abbiamo tuttavia preso atto che tali autocertificazioni non risultano essere mai pervenute alle autorità competenti (Comune e ASL).

Sia chiara a tutti una cosa: il nostro interesse esclusivo è l'analisi dei risvolti politico-amministrativi della vicenda, non già l'operato in sé dell'Associazione Circolo Acli di Colloro (che al più interesserà i suoi soci); detto in altri termini, la notizia è di rilevanza pubblica perché coinvolge da un lato l'utilizzo di un immobile comunale da parte di un soggetto privato e dall'altro l'operato dell'Amministrazione comunale, considerato che, nelle materie relative alle due pratiche amministrative, il Comune ha sia poteri di vigilanza sia poteri sanzionatori.

Orbene, veniamo al nocciolo della questione: il Sindaco, che rivestiva allora come adesso anche la figura di Responsabile del Servizio di Polizia Locale, ignorava forse che il Circolo dovesse presentare le due pratiche oppure, pur essendo consapevole della loro mancanza, ha volontariamente omesso di segnalare la circostanza ai Vigili e all'ASL? Domanda che si potrebbe porre anche all'Assessore Pella, visto che oltre a sedere in Giunta è anche un influente membro del Direttivo del Circolo.

Tale interrogativo si innesta, purtroppo, in un contesto politico-amministrativo in cui, come abbiamo dimostrato in più occasioni ad abundantiam, il rischio di corto circuito tra la sfera dei legittimi interessi privati di coloro che ricoprono una carica di governo e quella dell'interesse pubblico è particolarmente elevato. Del resto, come definire una situazione in cui chi è alla guida della polizia locale, ossia di chi è titolato a controllare che l'attività di somministrazione di bevande e alimenti venga svolta nel pieno rispetto delle prescrizioni in materia edilizia, urbanistica e igienico-sanitaria, è al tempo stesso titolare dello studio tecnico a cui è stata affidata la ricostruzione dello stabile di proprietà del Circolo, andato distrutto nel rogo del novembre 2015, e a cui nel 2007 era già stato dato l'incarico di seguirne la ristrutturazione?

A tutto ciò si aggiunga che l'affaire "Circolo di Colloro" è sintomatico anche del doppiopesismo con cui l'Amministrazione comunale affronta questioni analoghe o simili: perché tanta solerzia nell'intervenire per impedire l'evento del Capodanno 2016 organizzato dall'Associazione Culturale Latteria Sociale Turnaria di Cuzzago, a fronte invece del totale disinteresse per la vicenda che abbiamo descritto?

Bene. Ora ognuno è libero di chiedersi se la citazione in premessa sia fuori luogo.


Massimo Macchi, Elio Fovanna, Piera Magistris