DEMAGOGIA E 'PROBLEMA MIGRANTI'

30 luglio 2016

L'importanza del tema, su cui l'amministrazione comunale e la maggioranza che la sostiene ci invitano a confrontarci e a dibattere in quest'aula, è tale per cui non dovrebbe essere ammessa ne tollerata una discussione sguaiata, ideologica, strumentale e demagogica, soprattutto se a condurla sono coloro che ricoprono incarichi pubblici. La complessità e la portata di quella che spesso, sbrigativamente e con eccesso di semplificazione, viene ribattezzata "questione migranti" dovrebbero indurci ad un approccio "laico" all'argomento, che parta da un'analisi rigorosa dei fatti e dei numeri in gioco; questo nella consapevolezza che non esistono ricette facili e immediate per la risoluzione di un problema che è frutto di un intreccio di concause geopolitiche, storiche ed economiche, che investe su scala globale milioni di individui.

Purtroppo, ma era facile prevederlo, il taglio che questa amministrazione intende dare alla discussione su gestione, accoglienza e integrazione dei migranti presenti nel nostro Paese è di tutt'altro tenore rispetto a quello che avremmo auspicato e l'impostazione dell'ordine del giorno in esame lo dimostra inequivocabilmente. Un documento, questo, fondato su affermazioni apodittiche e generiche che non trovano riscontro nella realtà; troviamo una sistematica e, almeno in parte, intenzionale confusione semantica nell'uso del vocabolario, una sovrapposizione capziosa di temi che nulla hanno a che fare tra loro e, infine, una presentazione di soluzioni tanto illusorie e semplicistiche quanto irrealizzabili.

Siccome siamo convinti che in politica l'unico modo per sconfiggere le idee "cattive" sia, alla fine, quello di fornirne di "buone" o di migliori, abbiamo voluto almeno per qualche istante, prendere sul serio il documento prodotto dalla maggioranza, provando a smontarlo, tanto nelle sue premesse quanto nelle sue conclusioni, con argomenti logici e razionali.

Partiamo innanzitutto dall'affermazione, palesemente falsa, che il flusso di immigrati che giungono in Italia sia in costante aumento. I dati del Ministero dell'Interno evidenziano, relativamente al periodo 1° gennaio 2016 - 22 luglio 2016, un calo del numero di migranti giunti sulle nostre coste, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, dell'1,14%; inoltre, la stessa fonte indica che gli arrivi nel 2015 sono stati circa 154.000 a fronte degli oltre 170.000 del 2014. Contrariamente a quello che vogliono far intendere i proponenti dell'ordine del giorno, non stiamo dunque assistendo ad una montante invasione della Penisola da parte di orde di "stranieri".

Un altro passaggio del documento richiama al fatto che, in alcuni casi, la distribuzione territoriale dei migranti da parte delle prefetture sia avvenuta senza la preventiva informazione e concertazione con i sindaci. Dato per assodato che tali episodi possano senz'altro esser accaduti e che se così fosse meriterebbero di essere stigmatizzati, è necessario evidenziare che:

  1. essi sono il frutto della legge Bossi-Fini, la quale dà ampio mandato alle prefetture di gestire le emergenze senza necessariamente concordarle con le istituzioni locali;
  2. il rischio che decisioni di questo tipo calate "dall'alto" sulla testa delle comunità locali aumentino in maniera esponenziale nel futuro; quantomeno fino a che a farsi carico dei richiedenti asilo politico saranno soltanto circa 2000 degli oltre 8000 Comuni italiani, di cui poco meno di 800 aderenti alla rete di accoglienza, formazione e integrazione, promossa dal Ministero dell'Interno e dall'Anci, denominata SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati).

Sono pertanto proprio gli strepitii propagandistici di molti sindaci a non favorire una condivisione istituzionale della programmazione e della ripartizione equilibrata dei flussi migratori.

Un'ulteriore serie di argomenti, utilizzati dalla maggioranza al solo scopo di intorbidire le acque della discussione pubblica, sono la contrapposizione del tutto artificiale tra cittadini italiani indigenti ed i migranti; si sostiene che i secondi toglierebbero risorse ai primi e si sottolinea la presenza di quasi un centinaio di extracomunitari residenti all'interno dei confini comunali. Ora, se il secondo argomento non merita nemmeno di essere preso in considerazione per il solo fatto di essere oggettivamente risibile e totalmente inopportuno, il primo di questi va confutato. Quanto spende l'Italia, dunque, per l'accoglienza e per la permanenza dei migranti? Per l'anno 2015 la Fondazione Moressa ha quantificato, sulla base dei dati Eurostat e OCSE, in 885 milioni di euro la spesa a questo proposito, un impegno finanziario che rappresenta appena lo 0,10% circa della spesa pubblica totale; a ciò si aggiunga che parte dei costi sono coperti da fondi dell'UE e parte dai fondi destinati alla cooperazione internazionale, mentre, giova ribadirlo, il sistema degli enti locali non è chiamato a concorrere con risorse proprie alla copertura di tali spese. Come può osservare chiunque abbia la mente sgombra da pregiudizi, i nemici di quegli italiani che vivono situazioni di disagio economico non sono certo le migliaia di individui che giungono sulle nostre coste a bordo di mezzi di fortuna; semmai lo sono quegli stessi politici e amministratori locali che ingrassano il loro orticello elettorale mettendo gli uni contro gli altri.

Tra le ragioni che i sostenitori dell'ordine del giorno adducono a sostegno della loro contrarietà, assoluta e di principio, ad una qualsiasi ipotesi di accoglienza dei migranti vi sono anche le seguenti:

a)l'indisponibilità di immobili comunali;

b)l'insorgenza di problemi di natura sanitaria e l'aumento della conflittualità sociale;

c)la presenza preponderante di clandestini fra i soggetti che si andrebbero ad ospitare.

Partendo dal primo punto, ci pare di poter tranquillamente affermare che l'assenza di edifici all'interno del patrimonio comunale (dotati dei requisiti di sicurezza strutturale e/o di idoneità igienico-sanitaria per le finalità in discussione) è un dato di fatto condivisibile. Non rappresenta però una valida ragione per ostacolare eventuali soggetti privati che si rendessero disponibili a locare i loro immobili alle cooperative impegnate nella gestione dei migranti.

Quanto al secondo motivo, è evidente che siamo in presenza di consolidati luoghi comuni: non solo, infatti, coloro che scappano dai propri Paesi di appartenenza per giungere in Italia vengono sottoposti ad accurati accertamenti medici prima di essere distribuiti nelle varie Regioni (non vi sono stati casi segnalati di trasmissione di malattie dai migranti alla popolazione ospitante);

gli stessi problemi di ordine pubblico e gli episodi di tensione sociale paventati si verificano più facilmente proprio laddove i migranti sono meno concentrati territorialmente e numericamente, mentre il carattere diffuso dell'immigrazione (, che è proprio la prospettiva rigettata da questo ordine del giorno) favorirebbe l'integrazione dei nuovi arrivati nelle nostre comunità . Il terzo e ultimo punto, infine, possiamo catalogarlo come un vero e proprio esempio di gretta disinformazione, visto che i migranti ipoteticamente accolti dalle cooperative non sono sicuramente clandestini, bensì persone identificate che hanno presentato istanza per il riconoscimento dello status di rifugiati politici.(la vicina Vogogna insegna).

Volendo tirare le somme, non si può non comprendere come quest'ordine del giorno farcito di demagogia e imprecisioni, lungi dall'individuare soluzioni ad un problema reale, persegua un duplice scopo: "stanare" l'opposizione su un argomento politicamente "spinoso" e far guadagnare all'amministrazione comunale, ancorché in maniera meschina, il palcoscenico della politica locale. Se gli obiettivi fossero diversi da quelli da noi individuati, allora, non si capirebbe la necessità di discutere un documento che rievoca il frasario intestinale e sgangherato della lettera inviata dal sindaco al prefetto lo scorso 13 giugno, nella quale già si era manifestato molto chiaramente il punto di vista di questa amministrazione, o di anticipare agli organi di stampa il contenuto di un documento prima ancora che questo venga posto all'attenzione del consiglio comunale. Sfortunatamente per coloro che ambivano a tenderci una trappola la posizione del gruppo consiliare "PREMOSELLO un ponte verso DOMANI" è limpida e lineare, priva del timore di apparire impopolare visto che i problemi, da quelli semplici a quelli complessi, non possono che essere affrontati con buon senso, serietà e responsabilità.

In coerenza con tutto quanto detto sopra, i consiglieri di opposizione non parteciperanno alla votazione dell'ordine del giorno sull'accoglienza dei migranti, per non contribuire a dare dignità politica ad un documento che ne è privo.

Massimo Macchi, Piera Magistris ed Elio Fovanna